Lavanderia asettica in RSA: a chi serve e perché valutarla

In una RSA la biancheria lavata torna ogni giorno a contatto con persone fragili. La lavanderia asettica separa fisicamente l’area dello sporco da quella del pulito, così che i capi non si ricontaminino lungo il percorso dopo il lavaggio.

Una scelta, non un obbligo

Nessuna norma impone alle RSA una lavanderia asettica, a meno che non siano le procedure interne della struttura a prevederla. Il riferimento tecnico è la UNI EN 14065, norma volontaria sul controllo della biocontaminazione della biancheria, che molte strutture sanitarie chiedono come requisito alle lavanderie esterne. Chi lava all’interno può applicarne i principi nei propri spazi.

Quando conviene valutarla

  • RSA con lavanderia interna che vogliono alzare lo standard di gestione della biancheria;
  • strutture che partecipano a gare d’appalto, dove un sistema di controllo documentato può fare la differenza in fase di valutazione;
  • strutture con procedure interne o sistema qualità che già prevedono la separazione sporco/pulito;
  • RSA che stanno progettando o ristrutturando gli spazi della lavanderia.

Cosa si ottiene

Processi ripetibili, meno margine di errore e la certezza che ogni capo esca dalla lavanderia igienicamente sicuro, con qualsiasi operatore in turno.

Leggi l’approfondimento: Come funziona una lavanderia asettica e da dove parte il progetto

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